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10 ottobre 2007

In compagnia di me stessa, la musica e il pc

Seduta in camera mia, davanti al pc, mi sono finalmente decisa a scrivere un altro post.
Nulla di particolare da dire.
Piano piano sto eliminando i cattivi pensieri dalla mia mente e questo mi fa stare meglio.
Molto lentamente, giorno dopo giorno mi sento un tantino più serena, alimentando solo i bei ricordi e metabolizzando quelli spiacevoli.

Stasera ho riscoperto Lucio Dalla, infatti sono accovacciata sulla sedia, solo il monitor come fonte di luce, ad ascoltare delle bellissime canzoni.
Rimango qui qualche altro minuto, con gli occhi chiusi a lasciarmi trasportare da queste note verso mete immaginarie e irreali.
Volteggio, fluttuo a ritmo di musica e buonanotte a tutti voi.
Vi lascio con questo bel testo, a presto.
PS: Grazie infinite per i vostri commenti e scusatemi se latito dai vostri blog. Tornerò presto :)



COSA SARA' (Dalla - De Gregori)

Cosa sarà che fa crescere gli alberi e la felicità,
che fa morire a vent'anni anche se campi fino a cento.
Cosa sarà a far muovere il vento a far fermare il poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane o per un bacio non dato
Oh, cosa sarà, che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire di dentro di notte
all'ombra di un desiderio, cosa sarà.
Che ti spinge ad amare una donna bassina e perduta
la bottiglia che ti ubriaca anche se non l'hai bevuta.

Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è.
Cosa sarà che ti fa comprare di tutto
anche se è di niente che hai bisogno
cosa sarà che ti strappa dal sogno
Oh cosa sarà. Che ti fa uscire di tasca dei no, non ci sto
che ti getta nel mare e ti viene a salvare, oh, cosa sarà.
Che dobbiamo cercare, che dobbiamo cercare.

Cosa sarà che ti fa lasciare la bicicletta sul muro
e camminare la sera con un amico a parlare del futuro.
Cosa sarà questo strano coraggio, paura che ci prende
e ci porta ad ascoltare la notte…che scende. Oh cosa sarà…
Quell'uomo e il suo cuore benedetto
che è sceso dalle scarpe e dal letto, si è sentito solo.
E' come l'uccello che è in volo,
come l'uccello che è in volo si ferma e guarda giù.


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permalink | inviato da liberolanima il 10/10/2007 alle 22:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

13 settembre 2007

***

...Vorrei dirti, vorrei
ti sento vivere
in tutto quello che faccio e non faccio ci sei,
mi sembra che tu sia qui
sempre

Vorrei dirti, vorrei
ti sento vivere
dovunque guardo ci sei tu
ogni discorso sempre tu
ogni momento io
ti sento sempre più...

883, Ti sento vivere (1995)


Stasera è davvero difficile...


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19 agosto 2007

***

 Non scalerò montagne per te
e non attraverserò deserti:
e ci sono anche poche possibilità
che varchi gli oceani a nuoto, solo per vederti...
non t'illuminerò una piazza,
non scriverò il tuo nome nel cielo,
non ti andrò a prendere nessuna stella...
non combatterò per te né draghi,
né mulini a vento, né demoni dell'inferno...
no, per te non farò niente di tutto questo...

Per te mi venderò,
per te farò il buffone,
mi darò sempre torto
anche quando avrò ragione,
appenderò il violino
a una stella che tu sai,
perché soltanto tu,
soltanto tu lo suonerai;
sarò la tua signora
vestita in raso rosa,
antica come un quadro,
bella, altera, un po' sdegnosa,
il passero che a sera
danza sui ginocchi tuoi,
sarò l'eroe dei sogni
che nessuno ha fatto mai.

Perché mi batterò per te
con un esercito di idraulici
condomini, dentisti, rompipalle, bottegai,
mi coprirò delle ferite della noia,
quelle che nessuno vede
e non sanguinano mai,
per te... per te...
per te... per te...
per te... per te...
per te... per te...

Per te io mentirò
giurando su mia madre,
e laverò anche i vetri
agli incroci delle strade;
mi toglierò le ali
affittate a un baraccone,
perché volar da soli
è solamente un'illusione.

Non mi confonderò mai più
con questa compagnia di geni
sempre soli,
sempre con il «coso» in mano
a dirsi «quanto siamo bravi,
Dio, ma come siamo bravi...»
e che da piccoli era meglio
che giocassero al meccano:
è più difficile spostare l'esistenza
un po' più giù del cielo
e diventare un uomo, per te.



Roberto Vecchioni, "Ritratto di signora in raso rosa".

Credo che siano poche le canzoni che mi hanno emozionato come questa.
Splendida.
Eccomi di ritorno da Santa Teresa. Ho passato cinque giorni da favola.
Relax, sole, mare, cibo, alcol e tante tante risate con gli Amici.
Come ogni volta in quel bivani.
Che dici Grè, ci torniamo?!


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permalink | inviato da liberolanima il 19/8/2007 alle 12:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

2 agosto 2007

Papà aveva ragione.

<< Lampada Osram di fronte alla stazione giornali, cartoline, le insegne, le reclames, la fila di tassì
la calca sopra i tram / annodi il tuo foulard, le otto e dieci / Lampada Osram è il primo ppuntamento e tu ci tieni tanto, sei certa che verrà. [...] e sono già le otto e un quarto /
"Ciao come stai" gli dirai quando verrà / per l'emozione arrossirai, chissà che pantaloni avrà [...] mezz'ora no non basterà per arrivare al centro, per dirgli tutto quanto
e che ti piace tanto tanto / Lampada Osram non è venuto ancora [...]
Profumo di lillà le otto e venti / "Bravo che sei" gli dirai quando arriverà e un po' di muso metterai
chissà che scuse inventerà. Ma dopo lui ti porterà davanti ad un tramonto per dirti tutto quanto
e che gli piaci tanto tanto / Lampada Osram lui non è più venuto. I passi sul selciato
ti fanno compagnia. E a testa bassa te ne torni a casa tua. "Biglietto signorina", le otto e mezza. >>



Una volta mio padre mi ha dedicato questa canzone di Baglioni. Ricordo che ero alle prime cotte adolescenziali e voleva in qualche modo prepararmi alle piccole e grandi batoste che crescendo avrei presto. Allora mi seccai con lui e lo mandai a quel paese chiudendomi in camera mia.
Ovviamente aveva ragione.
Adesso che sono nuovamente chiusa in camera mia a piangere per l'ennesima fregatura mi è venuta in mente.
... Mi sento così stupida.
Ho voluto credergli di nuovo. Ho creduto di nuovo che volesse davvero ricominciare.
Ed eccomi a piangere un'altra volta aspettando una chiamata. Avremmo dovuto passare una serata insieme. Una delle nostre splendide serate in cui scompare il resto del mondo.
Invece... il silenzio.
Brava Lietta. Complimenti.
Di nuovo.

Solo un po' di sincerità e chiarezza. Non mi sembra di chiedere molto.
Mi sono sempre accontentata di poco. Ho sempre rispettato tempi e volonta altrui, passando sopra le mie esigenze... ed ecco a cosa è servito.

Passerà. Di nuovo.


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permalink | inviato da liberolanima il 2/8/2007 alle 21:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

30 luglio 2007

Il testamento di Tito

Continuo ad espandere gli orizzioni delle mie conoscenze musicale.
Ultimamente mi dedico a De Andrè, Gaber e Guccini.
"Il testamento di Tito" mi ha particolarmente colpito.


 

Tito:
"Non avrai altro Dio all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.

Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:

ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.

Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:

quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che riguargitan salmi
di schiavi e dei loro padroni

senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice non devi rubare
e forse io l'ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:

ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:

guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:

ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:

nei letti degli altri già caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:

io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore".




Fabrizio De Andrè.
"La buona novella", 1970


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9 maggio 2007

I borghesi

Questa canzone la ascoltavo sempre quando da piccola, durante i viaggi in macchina con la mia famiglia, mio padre ci faceva ascoltare le sue canzoni preferite. Mi piace tantissimo e riascoltandola è molto piacevole tornare indietro nel tempo.


Quand’ero piccolo non stavo mica bene,
ero anche magrolino, avevo qualche allucinazione
e quando andavo a cena, nel tinello con il tavolo di noce
ci sedevamo tutti e facevamo il segno della croce.

Dopo un po’ che li guardavo mi si trasformavano: i gesti preparati, degli attori, attori consumati che dicono la battuta e ascoltano l’effetto. Ed io ero lì come una comparsa, vivevo la commedia, anzi no la farsa, e chissà perché durante questa allucinazione mi veniva sempre in mente una stranissima canzone:

I borghesi son tutti dei porci,
più sono grassi più sono lerci,
più son lerci e più c’hanno i milioni,
i borghesi son tutti…

Quand’ero piccolo non stavo mica bene,
ero anche molto magro, avevo sempre qualche allucinazione,
e quando andavo a scuola mi ricordo di quel vecchio professore,
bravissima persona che parlava in latino ore e ore.

Dopo un po’ che lo guardavo mi si trasformava, sì, la bocca si chiudeva stretta, lo sguardo si bloccava, il colore scompariva, fermo, immobile, di pietra, sì, tutto di pietra, e io vedevo già il suo busto davanti a un’aiuola con su scritto: "Professor Malipiero – una vita per la scuola", e chissà perché anche durante questa allucinazione mi veniva sempre in mente una stranissima canzone:

I borghesi son tutti dei porci,
più sono grassi più sono lerci,
più son lerci e più c’hanno i milioni,
i borghesi son tutti…

Adesso che son grande ringrazio il Signore,
mi è passato ogni disturbo senza bisogno neanche del dottore,
non sono più ammalato, non capisco cosa mi abbia fatto bene,
sono anche un po’ ingrassato, non ho più avuto neanche un’allucinazione.

Mio figlio, mio figlio mi preoccupa un po’, è così magro, e poi ha sempre delle strani allucinazioni, ogni tanto viene lì, mi guarda e canta, canta un canzone stranissima che io non ho mai sentito:

I borghesi son tutti dei porci,
più sono grassi e più sono lerci,
più son lerci e più c’hanno i milioni,
i borghesi son tutti... ma!


                                        


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permalink | inviato da liberolanima il 9/5/2007 alle 12:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


 

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