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liberolanima
Signora Libertà, Signorina Anarchia
 
 
 
 
           
       

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7 settembre 2012

Casa

«Poi che l'augel trascorso ebbe gran spazio
per linea dritta e senza mai piegarsi,
con larghe ruote, omai de l'aria sazio,
cominciò sopra una isola a calarsi;
pari a quella ove, dopo lungo strazio
far del suo amante e lungo a lui celarsi,
la vergine Aretusa passò invano
di sotto il mar per camin cieco e strano.

Non vide né 'l più bel né 'l più giocondo
da tutta l'aria ove le penne stese;
né se tutto cercato avesse il mondo,
vedria di questo il più gentil paese,
ove, dopo un girarsi di gran tondo,
con Ruggier seco il grande augel discese:
culte pianure e delicati colli,
chiare acque, ombrose ripe e prati molli.


Vaghi boschetti di soavi allori,
di palme e d'amenissime mortelle,
cedri ed aranci ch'avean frutti e fiori
contesti in varie forme e tutte belle,
facean riparo ai fervidi calori
de' giorni estivi con lor spesse ombrelle;
e tra quei rami con sicuri voli
cantanto se ne gìano i rosignuoli.


Tra le purpuree rose e i bianchi gigli,
che tiepida aura freschi ognora serba,
sicuri si vedean lepri e conigli,
e cervi con la fronte alta e superba,
senza temer ch'alcun gli uccida o pigli,
pascano o stiansi rominando l'erba;
saltano i daini e i capri isnelli e destri,
che sono in copia in quei luoghi campestri.»


L. Ariosto, Orlando Furioso, VI. 





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13 marzo 2011

Imparare

[Language during the Victorian age] “Earnest was slang of the period for “gay”. The Importance of Being Earnest, Oscar Wilde’s play, takes on another strand of meaning. There are learned theses about this play which deconstruct it as a perfectly disguised description of the place of homosexuals in Victorian society. Sometimes there seems to be hard proof. Jack and Algernon consume muffins: apparently  the brighter portion of the audience would know that “a muffin” was also a gay man, especially a cute one.

Melvyn Bragg, The Adventure of English. 

E la perdita di senso nella traduzione italiana L’importanza di chiamarsi Ernesto.




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12 marzo 2011

L'analfabeta politico

Il peggiore analfabeta
è l'analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
nè s'importa degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell'affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.

L'analfabeta politico è così somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica.

Non sa l'imbecille che dalla sua
ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato,
l'assaltante, il peggiore di tutti i banditi,
che è il politico imbroglione,
il mafioso corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.


Bertolt Brecht




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23 dicembre 2010

Auguri e riflessioni

<<Venne anche mio padre, quel giorno, accanto alla nuova culla, e parlammo della nostra vita, e di quella nuova vita che era nata ora. Dovemmo concludere che avevamo fallito, lui ed io, e forse anche suo padre, se c'erano state due guerre mondiali con tanti morti, e la miseria e la fame, e così scarsa sicurezza di vita e di lavoro e di libertà per gli uomini del mondo. Io conclusi che non doveva più accadere tutto questo, che non volevo che mio figlio, come me e come mio padre, rischiasse un giorno di morire o di uccidere, di soffrire la fame o di finire in carcere per avere idee sue, libere. Non potevo neppure più rinunciare ad avere fiducia nel mio mondo e nei miei simili, chiudermi in un bel giardinetto umanistico e di ozio incredulo, soddisfatto dell'aforisma che al mondo non c'è nulla di vero. Dovevo scegliere, la presenza di mio figlio me lo imponeva, non potevo neppure pensare di risolvere il problema individualmente, o di rimandarlo a più tardi, cercare, al momento buono di truffare l'Ufficio leva, o creare per mio figlio una situazione di privilegio, far di lui "il primo della classe", come aveva voluto mia madre. Non ci sarà soluzione sicura per mio figlio se non sarà sicura anche per tutti i bambini del mondo, anche questo mi pareva abbastanza chiaro... non basta essere soli col proprio lavoro e con la propria miseria, ci vuole anche un figlio per desiderare l'avvenire e lavorare a costruirlo.>>

Luciano Bianciardi


Che queste parole servano a farci riflettere in questi giorni di buonismo forzato e ipocrita.
Mi prendo qualche giorno di pausa e vi auguro dei giorni felici insieme alle persone che amate.
Buon Natale e che il 2011 vi riservi tanta serenità.
Un sincero abbraccio,
Liberolanima






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20 novembre 2010

Che sta facendo adesso?



Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
È a casa? Per la strada?
Al lavoro? In piedi? Sdraiata?
Forse sta alzando il braccio?
Amor mio
come appare in quel movimento
il polso bianco e rotondo!
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
Un gattino sulle ginocchia
lei lo accarezza.
O forse sta camminando
ecco il piede che avanza.
Oh i tuoi piedi che mi son cari
che mi camminano sull’anima
che illuminano i miei giorni bui!
A che pensa?
A me? o forse... chi sa
ai fagioli che non si cuociono.
O forse si domanda
perché tanti sono infelici
sulla terra.
Che sta facendo adesso
Adesso, in questo momento?


Nazim Hikmet




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19 settembre 2010

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.


Nazim Hikmet




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18 settembre 2010

Anacronisticamente attuale

Mamma,
li vedi questi vestiti sporchi
di sangue, di fango, di sterco,
queste membra squartate,
questi denti anneriti e bruciati?
Dillo a mio fratello, mamma.

Mamma,
li vedi quei tipi
in lucide divise,
quei visi rasi,
quelle bandiere,
quei lunghi discorsi,
quelle signore bene?
Quella è la patria,
raccontalo a mio fratello, mamma.

Mamma,
lo vedi il terrore,
l'odio, la bestia,
l'arsura, la follia
che sono nei miei occhi?
Cercali, i miei occhi,
debbono essere lì, a destra,
vicino al mio ginocchio.
Dì anche questo
a mio fratello, mamma.

Mamma,
vedi che siamo presenti
dove c'è da crepare
e non ci cercano
quando c'è da decidere?
Questa è la democrazia,
rammentalo a mio fratello, mamma.

E mamma,
non piangere
il tuo, il mio
il tormento di tutti:
rialzati!
Non pregare: sputa!
Tu impiegasti vent'anni
per mettermi in piedi,
quelli ci misero un secondo
a mettermi a terra.
E ci vollero dodici ore
per farmi morire.

Black Marine - Riccardo Mannerini




Poesia, fotografia e musica si riferiscono ad altri tempi, altre condizioni. La poesia risale alla fine degli anni '50, foto e video a cavallo tra gli '80 e i '90, ma questo non altera l'incondizionata stupidità che si cela, anzi no, non si cela, che si manifesta deliberatamente di fronte ad ogni arma (e sarebbe anche meglio mettere una a maiuscola).




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18 agosto 2010

Dove vado, da dove vengo

Dove vado, da dove vengo,
Perché sono bagnata.
Andiamo, non è difficile capirlo.
Sta piovendo.
La pioggia è pioggia.
Io ci cammino sotto - e poi,
E poi nient'altro.
Andate per la vostra strada
Come io per la mia.
Perché sguazzo nel fango?
Perché mi piace.
E la pioggia, la pioggia mi fa ridere.
Rido di tutto, tutto, tutto.
Se avete le lacrime in tasca
E' meglio che torniate a casa,
E' meglio che piangete su voi stessi,
Ma lasciatemi stare, lasciatemi, lasciatemi.
Il suono della vostra voce non lo voglio sentire.
Andate per la vostra strada
Come io per la mia.
Il solo uomo che amavo
siete stato voi a ucciderlo,
a prenderlo a mamganellate, a camminargli sopra...
a dargli il colpo di grazia.
Ho visto scorrere il suo sangue,
scorrere nel rigagnolo,
nel rigagnolo.
Andate per la vostra strada
come io per la mia.
L'uomo che amavo
è morto, la testa nel fango.
Ah quanto posso odiarvi,
odiarvi... è folle... è incredibile.
E voi vi impietosite,
voi siete buoni, troppo buoni con me,
eh si credetemi, troppo, troppo buoni.

Buoni... buoni come l'ammazzatopi con i topi...
ma un giorno... un bel giorno il topino vi morderà...
Andate, andate per la vostra strada,
uomini buoni, uomini per bene.

Jaques Prévert  




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1 agosto 2010

Dare

Dare è la più alta espressione di potenza.
Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza,
la mia ricchezza, il mio potere.
Questa sensazione di vitalità e di potenza
mi riempie di gioia.
Mi sento traboccante di vita e di felicità.
Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione,
ma perché in quell’atto mi sento vivo.

L’arte di Amare, Erich Fromm





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9 giugno 2010

Libbirati Schicchi

Signuri di la liggi, ‘tra l’aricchi

Nun lu sintiti stu gridu putenti,

Chi l’infucati Madunii luntani

Vi mannanu pi mezzu di li venti?

     Libbirati schicchi!

 

Sintiti, ancora, ancora,

E’ chidda di li poviri – li ricchi

Nun hanno vuci, hannu la vucca china. –

E’ chidda di cu soffri e si ruvina

P’un pezzu, p‘un pezzu sulu di pani…

Sì, è chidda di cu porta la catina

Di tant’anni, tanti; ma chi dumani

Rumpirà… certamente. Sintiti:

     Librirati Schicchi!

 

Signuri, na vuci forti, cchiù forti:

Sintiti è l’Anarchia!

Chi dispiratamenti v’addimanna

Lu vecchiu figghiu cu la varva bianca;

E’ l’Anarchia! Chi grida e cunnanna

Li vostri liggi infami e minzugneri.

Basta! – vi dici -  apriti li galeri!

     Libbirati Schicchi!


 

Ignazio Buttitta

 

Liberate Schicchi // Signori della legge, nelle orecchie / non sentite questo grido potente, / che le infuocate Madonie lontane / vi mandano per mezzo dei venti? / Liberate Schicchi! // Sentite, ancora, ancora, / è quella dei poveri – i ricchi / non hanno voce, hanno la bocca piena - / è quella di chi soffre e si rovina / per un pezzo, un  pezzo solo di pane… / Sì, è quella di chi porta la catena / da tanti anni, tanti, ma che domani / romperà… certamente. Sentite: // Liberate Schicchi! / Signore, una voce forte, più forte: / sentite… è l’Anarchia! / Che vi domanda disperatamente / il vecchio figlio con la barba bianca: / E’ l’Anarchia! Che grida e condanna / le vostre leggi infami e menzognere. / Basta – vi dice – aprite le galere! / Liberate Schicchi!


Per un carissimo compagno.




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29 maggio 2010

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Leggimi dammi
Ancora i mo
Paroli muzzichili
Fai muddichi
Cché vocali
Trasimi na testa
Ietta u iancu



Salvo Basso

(Leggimi dammi / Ancora le mie / Parole mordile / Fai molliche / Con le vocali / Entrami in testa / Butta il bianco)




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28 marzo 2010

La beauté




"Solo se riusciremo a vedere l'universo come un tutt'uno in cui
ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella
sua diversità, comincieremo a capire chi siamo e dove stiamo."

Tiziano Terzani





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5 dicembre 2009

L'altra faccia del miracolo italiano

<<[...] i miracoli veri sono quando si moltiplicano pani e pesci e pile di vino, e la gente mangia gratis tutta insieme, e beve. Mangiano e bevono a brigate sull'erba, per gruppi di cento e di cinquanta. Mangiano, bevono e cantano, stanno a sentire la conferenza e appena buio, sempre lì sull'erba, come capita, fanno all'amore. Il conferenziere si è tirato in disparte coi suoi dodici assistenti, e discorre con loro sorridendo E' un dottorino ebreo, biondo, sui trent'anni.
I miracoli veri sono sempre stati questi. E invece ora sembra che tutti ci credano a quest'altro miracolo balordo:
[...]
Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l'automobile l'avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi,due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l'asciugacapelli, il bidet e l'acqua calda.
A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l'un con l'altro dalla mattina alla sera.
Io mi oppongo.
[...]
No, Tacconi, ora so che non basta sganasciare la dirigenza politico-economico-social-divertentistica italiana. La rivoluzione deve cominciare da ben più lontano, deve cominciare in interiore homine.
Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunciare a quelli che ha.
>>

Luciano Bianciardi. La vita agra, 1962

***

Poetico, romantico, utopistico, no?
Il libro continua con una splendida spiegazione dettagliata della suddetta rivoluzione in interiore homine e la sua inevitabile inattuazione.
E' un girare intorno alla vita di un uomo costretto a confrontarsi con un mondo arido, frenetico e indifferente dove tutto ciò che conta è arrivare alla fine del mese, non importa a costo di quali sacrifici. Si rinuncia a tutto - in primo luogo alla propria umanità, all'interesse, alla capacità di relazionarsi con gli altri -  pur di non perire travolti da una società di massa che va avanti e si sviluppa sempre più velocemente. Una critica feroce viene dall'anarchico Bianciardi che con questo splendido romanzo ha spiazzato la società italiana degli anni Sessanta e che oggi serve da confronto per capire come siamo peggiorati, quanto i bisogni indotti dall'esterno abbiano raggiunto un tale livello di esasperazione da rendere oltremodo ridicolo il pensiero di una rivoluzione basata sulla non collaborazione al sistema.
Sarebbe auspicabile, anzi necessario, sarebbe fantastico, sarebbe l'inizio di un mondo migliore, ma ahimè irrealizabile, temo.

Concludo con le note infinitamente più esplicative delle mie parole riportate nella quarta di copertina del libro:



Come accade raramente nella storia della letteratura, l'uscita de La vita agra nel 1962 avrebbe fornito le parole al disagio profondo che nella realtà quotidiana stava appena sotto la patina dorata del boom economico che in quegli anni investiva l'Italia, creando facili illusioni di massa per un paese che appena ieri era contadino. Ma La vita agra può anche essere letta come palinsesto dei motivi che animeranno qualche anno più tardi la contestazione giovanile. C'è l'inumanità, o alienazione, cui è ridotta la folla della metropoli; c'è la nausea del traffico e dell'automobile; c'è la pena per il mondo aziendale, ove la gente appare sottoposta a un processo di disidratazione spirituale; c'è la satira del mondo editoriale resa inerte e posta in vendita adulterata dal sussiego delle mode sempre nuove.
C'è insomma una contestazione globale al sistema, e all'uomo integrato nel sistema: "ora so che non basta sganasciare la dirigenza politico-economico-social-divertentistica italiana. La rivoluzione deve cominciare ben più lontano".



30 novembre 2009

La guitarra. Federico Garcia Lorca

Empieza el llanto
de la guitarra.
Se rompen las copas
de la madrugada.
Empieza el llanto
de la guitarra.                                                                      
Es inútil
callarla.
Es imposible
callarla.
Llorra monótona
como llora el agua,
como llora el viento
sobre la nevada.
Es imposible
callarla.
Llora por cosas
lejanas.
Arena del Sur caliente
que pide camelias blancas.
Llora flecha sin blanco,
la tarde sin mañana,
y el primer pájaro muerto
sobre la rama.
¡Oh guitarra!
Corazón malherido
por cinco espadas.




Incomincia il pianto 
della chitarra. 
Si rompono le coppe 
dell'alba. 
Incomincia il pianto 
della chitarra. 
È inutile 
farla tacere. 
È impossibile 
farla tacere. 

Piange monotona 
come piange l'acqua, 
come piange il vento 
sulla neve. 
E impossibile 
farla tacere. 
Piange per cose 
lontane. 
Arena del caldo meridione 
che chiede camelie bianche. 
Piange freccia senza bersaglio 
la sera senza domani 
e il primo uccello morto 
sul ramo. 
Oh, chitarra, 
cuore trafitto 
da cinque spade!


24 novembre 2009

_

Udite quel che ho sognato una notte,

ora è una settimana:

Davanti a me, su di un piccolo campo

– piccolo anche per l’ombra di un albero

Perché stretto fra immense case – c’erano

uomini, quanti non so, ma certo molti,

più di quanti passerotti avrebbero potuto

stare in quel poco spazio, un nodo fitto, così

che il campo si curvava, cresceva nel mezzo e la gente

era sospesa all’orlo, per un attimo

trattenuta, pulsando in sé; e poi

a una parola, gridata da qualche luogo

- una parola qualsiasi – tutto prendeva a scorrere.

Allora ho visto cortei, strade, che conoscevo,

Chicago! Voi!

Vi vidi camminare e poi mi vidi.

In testa a voi mi vidi andare muta

Con passo di battaglia

La fronte insanguinata,

gridando parole di guerra in una

lingua a me stessa ignota; e come, tutti insieme,

da molti lati, molti cortei vennero,

ero io in vari aspetti che marciavo innanzi ad ogni corteo

giovane e vecchia, singhiozzando e bestemmiando

fuor di me, finalmente! Virtù e orrore!

Tutto mutava quel che il mio piede toccava

provocando una immensa distruzione, visibilmente

modificando il corso degli astri; ma anche

queste strade, che conosciamo bene, tutte sconvolgendo

avanzava il corteo ed io con esso.

Da ogni offesa nemica ci nascondeva la neve,

la fame ci faceva trasparenti, non c’era

nulla in noi da colpire, in nessun luogo

dimoranti, non c’era nulla che

più ci potesse tormentare, ad ogni

tormento abituati. E così va

il corteo, e abbandona quel luogo

intollerabile: per mutarlo con qualunque altro.

Così sognavo.

Oggi vedo il significato.

Prima di domani, ce ne andremo

via da questi Macelli,

raggiungeremo all’alba la loro Chicago, mostrando

l’intera grandezza della nostra miseria sulle piazze,

invocando ogni volto umano. Che cosa

accadrà dopo, non so.



da "Santa Giovanna dei Macelli"

di Bertolt Brecht





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13 settembre 2009

Per la serie "dolci sorprese in Rete"

Navigando online mi sono ritrovata sul sito di RSI Rete Due una rete della Svizzera italiana, ad ascoltare un'intervista infinitamente interessante. Dario Fo e Franca Rame parlano del loro nuovo libro scritto a quattro mani: Una vita all'improvvisa
Nel corso dell'intervista sono stati toccati molti temi tra i quali la vita privata dei due, la politica, la cultura, lo spettacolo e la società italiana in genere. Mi hanno emozionata il garbo, l'intelligenza, la coerenza delle parole della celebre coppia, e il confronto con ciò che ci viene propinato ogni giorno tra giornali e tv è spontaneo.
Sarebbe magnifico se intellettuali, artisti del loro calibro potessero avere largo spazio tra i mezzi di comunicazione. Essere educatori, ispiratori di un popolo circondato dal nulla, dall'ignoranza, assuefatto da mille distrazioni che gli hanno insegnato a non pensare.
Come sarebbe un paese in cui la cultura, l'uguaglianza e la giustizia fossero il pane quotidiano...
Ma come al solito sto vaneggiando, colpa anche dell'ora tarda.
Vi rimando ai link dove potrete ascoltare questa bellissima intervista.

A presto.

Prima parte
Seconda parte





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27 agosto 2009

Stati d'animo

Une aube affaiblie
Verse par les champs
La mélancolie
Des soleils couchants.
La mélancolie
Berce de doux chants
Mon coeur qui s'oublie
Aux soleils couchants.
Et d'étranges rêves
Comme des soleils
Couchants sur les grèves,
Fantômes vermeils,
Défilent sans trêves,
Défilent, pareils
À des grands soleils
Couchants sur les grèves.


Paul Verlaine, Poèmes saturniens, Soleils couchants






Tramonti
Un'alba estenuata / sparge per i campi / la malinconia / dei soli morenti. / La malinconia / culla con dolci canti / il mio cuore in oblio / nei soli morenti. / E strani sogni, / simili a soli / che muoiono sui greti / fantasmi vermigli, / sfilano senza tregua, / sfilano, simili / a grandi soli / che muoiono sui greti.



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18 agosto 2009

Fernanda Pivano (1917-2009)



Quando negli anni '50 Fernanda Pivano si reca per la prima volta negli Stati Uniti è una giovane studiosa innamorata dell'America di quegli anni e desiderosa di incontrare dal vivo, sul campo, i maestri di una narrativa che in Italia si era appena cominciato a conoscere, grazie a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Immediatamente scopre un mondo, di sogni, ideali, valori, che non si stancherà più di celebrare: dal pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni sessanta, che a lui e al suo antiimperialismo si rifece, all'esempio di inesausta sete di nuovo e di autenticità del mito vivente Ernest Hemingway. Dai guru della beat generation Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, uomini che in nome di un'idea di ritorno all'essenzialità dell'Uomo, in contrasto con i pregiudizi del consumismo capitalistico, hanno vissuto e scritto senza distinguere fra arte e vita, a Don DeLillo e ai minimalisti. Un nuovo viaggio americano, insomma, fra le contraddizioni e le speranze segrete di quel grande, osannato e temuto paese che è, da sempre, l'America.

(Dall'autobiografia del suo sito)



Arrivederci.


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25 luglio 2009

***

Un dì nel mese azzurro di settembre

Lieto all’ombra d’ un giovane susino

Tenevo il quieto e pallido amor mio

Fra le braccia come un dolce sogno.

E su di noi nel bel cielo d’estate

C’era, ed a lungo la guardai, una nuvola.

Era assai bianca ed alta da non credere

E quando la cercai non c’era più.

 

Dopo quel giorno molte e molte lune

Con tante acque sono corse via.

Sono i susini già tutti recisi

 E dell’amore, mi chiedi, cosa fu?

E ti rispondo: non me lo ricordo.

Eppure, credi, so che cosa intendi:

ma quel viso, io, non lo so più.

Questo soltanto so: che la baciai.

 

Ed anche il bacio, l’avrei dimenticato

Non fosse per la nuvola che andava.

Quella so ancora e sempre la saprò:

era assai bianca e mi veniva incontro.

Sono forse i susini ancora in fiore,

forse il settimo figlio quella donna avrà.

Ma pochi istanti fiorì quella nuvola

E quando la cercai era già vento.



 

“Ricordo di Marie A.”

(Erinnerung an die Marie A.)

Bertolt Brecht






 


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11 gennaio 2009

"Ad aspettarli fuori rimaneva la stessa rabbia, la stessa primavera"






Ciao bocca di rosa,


tutti ti citano in questi giorni, tutti ti rimpiangono, caro Fabrizio.
Ricordano il tuo modo di vivere lontano dai riflettori, i tuoi testi impegnati, la tua genialità nello scrivere poesie e musicarle.
Io ricordo che da bambina tu, Gaber e Guccini eravate la colonna sonora dei tragitti in automobile con mio padre. La guerra di Piero e Bocca di rosa erano le più gettonate. Anni dopo, crescendo, ti ho riscoperto, e dalla forza delle tue parole ho trovato nuove verità: da Fiume Sand Creek, a Coda di lupo; da La domenica delle Salme a Smisurata preghiera, ho imparato a guardare alcuni aspetti del mondo che mi circonda con occhi nuovi.

Oggi, parlando di Storia di un impegato, mio padre mi ha detto: "Per noi giovani degli anni settanta questo album era un vero incitamento alla rivoluzione, credevamo davvero che la rivoluzione fosse alle porte e aspettavamo solo il via per iniziare a combattere. Adesso, purtroppo questo capolavoro è guardato con distacco". Vero, oggi la rivoluzione è lontana anni luce e l'impiegato è tornato a contare i denti ai francobolli, ma grazie alla tua opera ci rimane la forza di sperare che ancora qualcosa sia possibile, che si possa un giorno alzare la testa e gridare insieme: "Per quanto voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti".

Ci manchi Faber, mi chiedo che cosa avresti detto e cosa avresti scritto di questi ultimi dieci anni: i governi Berlusconi, le intercettazioni, i tornelli di Brunetta, le riforme della Magistratura e dell'Istruzione, il decesso della sinistra, le social cards... Chissà a quali personaggi avresti dato vita attraverso le tue canzoni: se ci sarebbero stati altri fannulloni, altri bombaroli, altri Andrea, o Sally, o Marinella.
Nel dubbio e nell'enorme dolore che proviamo oggi commemorando i dieci anni dalla tua dipartita, non ci resta che consolarci gioendo per aver avuto la fortuna di averTi avuto in questo indegno paese.
Grazie Fabrizio, il mio pensiero vola a te, ovunque tu sia.




Aderisco anche io all'iniziativa che vedrà uniti coloro che oggi vorranno ricordare il grande Fabrizio pubblicando la canzone scelta dalla moglie Dori Ghezzi, Amore che vieni, amore che vai.







Aggiungo inoltre uno tra i pezzi che preferisco: Nella mia ora di libertà.





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24 novembre 2007

1991-2007

Ciao Freddie!


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24 ottobre 2007

Avrei voluto esserci... sigh

Da domani il tour europeo dei Dream Theater farà tappa in Italia per cinque serate che toccheranno nell'ordine: Bologna, Roma, Andria (Ba), Milano e Padova.
Manco a dirlo io non potrò andare a nessuno di questi cinque concerti.
Nessuna compagnia e soprattutto nessun appoggio per passare la notte.
Sono disperatissimaaaaa...
Miiiiiiiii.... voglio andare a sentire i Dream Theater!!!!

Stasera sono capricciosa, lo so, ma tenevo proprio tanto a questi concerti. 
Questo gruppo mi piace tantissimo, mi dà una carica pazzesca.
Dopo aver perso il "Gods of Metal" dello scorso giugno a Milano speravo di poterli vedere durante il tour autunnale. Che tristezza!
Perché i grandi gruppi rock non fanno mai una tappa dalle mie parti. Possibile che dobbiamo ospitare solo la musica leggera italiana???
Solo i Deep Purple qualche mese fa. Miracolo!!!

ESIGO UNA TAPPA DEI DREAM THEATER IN SICILIA!!!
Grrrrrr... :D  :P

Ecco il video di Constant Motion, tratto dall'ultimo album
Systematic Chaos.
Buona visione, alzate il volume delle casse e.... SCATENAAAAAATEVIIIIIII!!! :D






Io nel frattempo continuo a sperimentare tecniche di teletrasporto.
Non si sa mai una botta di c*** e domani sono a Bologna, poi a Roma, poi ad Andria, poi a Milano ed infine a Padova!!! :D


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10 ottobre 2007

In compagnia di me stessa, la musica e il pc

Seduta in camera mia, davanti al pc, mi sono finalmente decisa a scrivere un altro post.
Nulla di particolare da dire.
Piano piano sto eliminando i cattivi pensieri dalla mia mente e questo mi fa stare meglio.
Molto lentamente, giorno dopo giorno mi sento un tantino più serena, alimentando solo i bei ricordi e metabolizzando quelli spiacevoli.

Stasera ho riscoperto Lucio Dalla, infatti sono accovacciata sulla sedia, solo il monitor come fonte di luce, ad ascoltare delle bellissime canzoni.
Rimango qui qualche altro minuto, con gli occhi chiusi a lasciarmi trasportare da queste note verso mete immaginarie e irreali.
Volteggio, fluttuo a ritmo di musica e buonanotte a tutti voi.
Vi lascio con questo bel testo, a presto.
PS: Grazie infinite per i vostri commenti e scusatemi se latito dai vostri blog. Tornerò presto :)



COSA SARA' (Dalla - De Gregori)

Cosa sarà che fa crescere gli alberi e la felicità,
che fa morire a vent'anni anche se campi fino a cento.
Cosa sarà a far muovere il vento a far fermare il poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane o per un bacio non dato
Oh, cosa sarà, che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire di dentro di notte
all'ombra di un desiderio, cosa sarà.
Che ti spinge ad amare una donna bassina e perduta
la bottiglia che ti ubriaca anche se non l'hai bevuta.

Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è.
Cosa sarà che ti fa comprare di tutto
anche se è di niente che hai bisogno
cosa sarà che ti strappa dal sogno
Oh cosa sarà. Che ti fa uscire di tasca dei no, non ci sto
che ti getta nel mare e ti viene a salvare, oh, cosa sarà.
Che dobbiamo cercare, che dobbiamo cercare.

Cosa sarà che ti fa lasciare la bicicletta sul muro
e camminare la sera con un amico a parlare del futuro.
Cosa sarà questo strano coraggio, paura che ci prende
e ci porta ad ascoltare la notte…che scende. Oh cosa sarà…
Quell'uomo e il suo cuore benedetto
che è sceso dalle scarpe e dal letto, si è sentito solo.
E' come l'uccello che è in volo,
come l'uccello che è in volo si ferma e guarda giù.


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28 settembre 2007

Déjeuner du matin, Jacques Prévert

Il a mis le café
Dans la tasse
Il a mis le lait
Dans la tasse de café
Il a mis le sucre
Dans le café au lait
Avec la petite cuiller
Il a tourné
Il a bu le café au lait
Et il a reposé la tasse
Sans me parler

Il a allumé
Une cigarette
Il a fait des ronds
Avec la fumée
Il a mis les cendres
Dans le cendrier
Sans me parler
Sans me regarder

Il s'est levé
Il a mis
Son chapeau sur sa tête
Il a mis son manteau de pluie
Parce qu'il pleuvait
Et il est parti
Sous la pluie
Sans une parole
Sans me regarder

Et moi j'ai pris
Ma tête dans ma main
Et j'ai pleuré


 


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13 settembre 2007

***

...Vorrei dirti, vorrei
ti sento vivere
in tutto quello che faccio e non faccio ci sei,
mi sembra che tu sia qui
sempre

Vorrei dirti, vorrei
ti sento vivere
dovunque guardo ci sei tu
ogni discorso sempre tu
ogni momento io
ti sento sempre più...

883, Ti sento vivere (1995)


Stasera è davvero difficile...


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12 settembre 2007

***

 

"Credi davvero d'essere stato veramente degno dell'amore che ti portavo in qualsiasi periodo della nostra relazione, o che per un solo momento io abbia pensato che tu lo fossi? Sapevo bene che non lo eri. Ma l'amore non si contratta in un mercato, né lo si può misurare con la bilancia del truffatore. La sua gioia, come la gioia dell'intelletto, sta nel sentirsi vivo. Lo scopo dell'amore è l'amore: nulla di più, nulla di meno. Tu mi fosti nemico: un nemico accanto come mai uomo ebbe. T'avevo dato la mia intera esistenza: e tu la buttasti via, per appagare le più infime le più spregevoli tra tutte le passioni umane, L'Odio, la Vanità, la Cupidigia. In meno di tre anni m'avevi completamente rovinato sotto ogni punto di vista. Per il mio bene non potevo fare altro che amarti. Sapevo che, se mi fosse stato concesso d'odiarti, nell'arido deserto della vita che dovevo percorrere, che ancora sto percorrendo, ogni roccia avrebbe perso la sua ombra, ogni palma sarebbe intristita, ogni pozzo d'acqua si sarebbe inquinato. Cominci a capire un poco, adesso? [...] Cominci a capire cosa sia, quale natura abbia l'amore? [...] Ma non volli odiarti. Mi ripetevo quotidianamente: <<devo tener acceso l'amore in me, oggi, altrimenti come potrò arrivare a fine di questa giornata?>>”.

De Profundis, Oscar Wilde.


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6 settembre 2007

Un altro splendido monologo: Qualcuno era comunista.

 


"Uh? No, non è vero, io non ho niente da rimproverarmi. Voglio dire... non mi sembra di aver fatto delle cose gravi.
La mia vita? Una vita normale. Non ho mai rubato, neanche in casa da piccolo, non ho ammazzato nessuno, figuriamoci!... Qualche atto impuro ma è normale no?
Lavoro, ho una famiglia, pago le tasse. Non mi sembra di avere delle colpe... non vado neanche a caccia!
Uh? Ah, voi parlavate di prima! Ah... ma prima... ma prima mi sono comportato come tutti.
Come mi vestivo? Mi vestivo, mi vestivo come ora… beh non proprio come ora, un po’ più… sì, jeans, maglione, l’eskimo. Perché? Non va bene? Era comodo.
Cosa cantavo? Questa poi, volete sapere cosa cantavo. Ma sì certo, anche canzoni popolari, sì… “Ciao bella ciao”. Devo parlar più forte? Sì, “Ciao bella ciao” l’ho cantata, d’accordo, e anche l’“Internazionale”, però in coro eh!
Sì, quello sì, lo ammetto, sì, ci sono andato, sì, li ho visti anch’io gli Inti Illimani... però non ho pianto!
Come? Se in camera ho delle foto? Che discorsi, certo, le foto dei miei genitori, mia moglie, mia…
Manifesti? Non mi pare... Forse uno, piccolo proprio... Che Ghevara. Ma che cos’è, un processo questo qui?
No, no, no, io quello no, io il pugno non l’ho mai fatto, il pugno no, mai. Beh insomma, una volta ma… un pugnettino, rapido proprio…
Come? Se ero comunista? Eh. Mi piacciono le domande dirette! Volete sapere se ero comunista? No, no finalmente perché adesso non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte, ohhh!
Se ero comunista. Mah! In che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo."

Gaber, Luporini.


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5 settembre 2007

Oggi, tra sacro e profano

Lui, il grandissimo cantante del mio gruppo preferito, nasceva 61 anni fa:



Lei, un simbolo di Amore, umiltà, pace e dedizione, lasciava questo mondo dieci anni fa:


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19 agosto 2007

***

 Non scalerò montagne per te
e non attraverserò deserti:
e ci sono anche poche possibilità
che varchi gli oceani a nuoto, solo per vederti...
non t'illuminerò una piazza,
non scriverò il tuo nome nel cielo,
non ti andrò a prendere nessuna stella...
non combatterò per te né draghi,
né mulini a vento, né demoni dell'inferno...
no, per te non farò niente di tutto questo...

Per te mi venderò,
per te farò il buffone,
mi darò sempre torto
anche quando avrò ragione,
appenderò il violino
a una stella che tu sai,
perché soltanto tu,
soltanto tu lo suonerai;
sarò la tua signora
vestita in raso rosa,
antica come un quadro,
bella, altera, un po' sdegnosa,
il passero che a sera
danza sui ginocchi tuoi,
sarò l'eroe dei sogni
che nessuno ha fatto mai.

Perché mi batterò per te
con un esercito di idraulici
condomini, dentisti, rompipalle, bottegai,
mi coprirò delle ferite della noia,
quelle che nessuno vede
e non sanguinano mai,
per te... per te...
per te... per te...
per te... per te...
per te... per te...

Per te io mentirò
giurando su mia madre,
e laverò anche i vetri
agli incroci delle strade;
mi toglierò le ali
affittate a un baraccone,
perché volar da soli
è solamente un'illusione.

Non mi confonderò mai più
con questa compagnia di geni
sempre soli,
sempre con il «coso» in mano
a dirsi «quanto siamo bravi,
Dio, ma come siamo bravi...»
e che da piccoli era meglio
che giocassero al meccano:
è più difficile spostare l'esistenza
un po' più giù del cielo
e diventare un uomo, per te.



Roberto Vecchioni, "Ritratto di signora in raso rosa".

Credo che siano poche le canzoni che mi hanno emozionato come questa.
Splendida.
Eccomi di ritorno da Santa Teresa. Ho passato cinque giorni da favola.
Relax, sole, mare, cibo, alcol e tante tante risate con gli Amici.
Come ogni volta in quel bivani.
Che dici Grè, ci torniamo?!


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4 agosto 2007

Il conformista




 Io sono
un uomo nuovo
talmente nuovo che è da tempo che non sono neanche più fascista
sono sensibile e altruista
orientalista
ed in passato sono stato
un po' sessantottista
da un po' di tempo ambientalista
qualche anno fa nell'euforia mi son sentito
come un po' tutti socialista.

Io sono
un uomo nuovo
per carità lo dico in senso letterale sono progressista
al tempo stesso liberista
antirazzista
e sono molto buono
sono animalista
non sono più assistenzialista
ultimamente sono un po' controcorrente
son federalista.

Il conformista
è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta,
il conformista ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa
è un concentrato di opinioni
che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani
e quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire
forse da buon opportunista
si adegua senza farci caso e vive nel suo paradiso.

Il conformista
è un uomo a tutto tondo che si muove senza consistenza,
il conformista s'allena a scivolare dentro il mare della maggioranza
è un animale assai comune
che vive di parole da conversazione
di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori
il giorno esplode la sua festa
che è stare in pace con il mondo
e farsi largo galleggiando
il conformista
il conformista.

Io sono
un uomo nuovo
e con le donne c'ho un rapporto straordinario sono femminista
son disponibile e ottimista
europeista
non alzo mai la voce
sono pacifista
ero marxista-leninista
e dopo un po' non so perché mi son trovato
cattocomunista.

Il conformista
non ha capito bene che rimbalza meglio di un pallone
il conformista aerostato evoluto
che è gonfiato dall'informazione
è il risultato di una specie
che vola sempre a bassa quota in superficie
poi sfiora il mondo con un dito e si sente realizzato,
vive e questo già gli basta
e devo dire che oramai
somiglia molto a tutti noi
il conformista
il conformista.

Io sono
un uomo nuovo
talmente nuovo che si vede a prima vista sono il nuovo conformista.






E dopo questa mia ultima scoperta musicale,
vado fuori per tre giorni.
Sole e mare a casa di un'amica.
Giardini Naxos e Taormina.
Chissà che non faccia bene al mio umore.
BUON FINE SETTIMANA A TUTTI!


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