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"Credi davvero d'essere stato veramente degno dell'amore che ti portavo in qualsiasi periodo della nostra relazione, o che per un solo momento io abbia pensato che tu lo fossi? Sapevo bene che non lo eri. Ma l'amore non si contratta in un mercato, né lo si può misurare con la bilancia del truffatore. La sua gioia, come la gioia dell'intelletto, sta nel sentirsi vivo. Lo scopo dell'amore è l'amore: nulla di più, nulla di meno. Tu mi fosti nemico: un nemico accanto come mai uomo ebbe. T'avevo dato la mia intera esistenza: e tu la buttasti via, per appagare le più infime le più spregevoli tra tutte le passioni umane, L'Odio, la Vanità, la Cupidigia. In meno di tre anni m'avevi completamente rovinato sotto ogni punto di vista. Per il mio bene non potevo fare altro che amarti. Sapevo che, se mi fosse stato concesso d'odiarti, nell'arido deserto della vita che dovevo percorrere, che ancora sto percorrendo, ogni roccia avrebbe perso la sua ombra, ogni palma sarebbe intristita, ogni pozzo d'acqua si sarebbe inquinato. Cominci a capire un poco, adesso? [...] Cominci a capire cosa sia, quale natura abbia l'amore? [...] Ma non volli odiarti. Mi ripetevo quotidianamente: <<devo tener acceso l'amore in me, oggi, altrimenti come potrò arrivare a fine di questa giornata?>>”.

De Profundis, Oscar Wilde.

Pubblicato il 12/9/2007 alle 10.17 nella rubrica Arte, Letteratura, Musica, Poesia.

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