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Udite quel che ho sognato una notte,

ora è una settimana:

Davanti a me, su di un piccolo campo

– piccolo anche per l’ombra di un albero

Perché stretto fra immense case – c’erano

uomini, quanti non so, ma certo molti,

più di quanti passerotti avrebbero potuto

stare in quel poco spazio, un nodo fitto, così

che il campo si curvava, cresceva nel mezzo e la gente

era sospesa all’orlo, per un attimo

trattenuta, pulsando in sé; e poi

a una parola, gridata da qualche luogo

- una parola qualsiasi – tutto prendeva a scorrere.

Allora ho visto cortei, strade, che conoscevo,

Chicago! Voi!

Vi vidi camminare e poi mi vidi.

In testa a voi mi vidi andare muta

Con passo di battaglia

La fronte insanguinata,

gridando parole di guerra in una

lingua a me stessa ignota; e come, tutti insieme,

da molti lati, molti cortei vennero,

ero io in vari aspetti che marciavo innanzi ad ogni corteo

giovane e vecchia, singhiozzando e bestemmiando

fuor di me, finalmente! Virtù e orrore!

Tutto mutava quel che il mio piede toccava

provocando una immensa distruzione, visibilmente

modificando il corso degli astri; ma anche

queste strade, che conosciamo bene, tutte sconvolgendo

avanzava il corteo ed io con esso.

Da ogni offesa nemica ci nascondeva la neve,

la fame ci faceva trasparenti, non c’era

nulla in noi da colpire, in nessun luogo

dimoranti, non c’era nulla che

più ci potesse tormentare, ad ogni

tormento abituati. E così va

il corteo, e abbandona quel luogo

intollerabile: per mutarlo con qualunque altro.

Così sognavo.

Oggi vedo il significato.

Prima di domani, ce ne andremo

via da questi Macelli,

raggiungeremo all’alba la loro Chicago, mostrando

l’intera grandezza della nostra miseria sulle piazze,

invocando ogni volto umano. Che cosa

accadrà dopo, non so.



da "Santa Giovanna dei Macelli"

di Bertolt Brecht


Pubblicato il 24/11/2009 alle 22.25 nella rubrica Arte, Letteratura, Musica, Poesia.

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